Bruxelles – Caldo e siccità fanno sparire il Danubio, a ritmi e livelli tali che l’Ungheria rischia di dover spegnere i propri reattori nucleari per mancanza di acqua utile al raffreddamento. Storie legate al caldo che sta stringendo nella morsa l’Europa, e che mettono in fibrillazione anche la Commissione europea. “Finora non c’è stata necessità di convocare il Gruppo di coordinamento dell’energia elettrica, ma siamo pronti a convocarlo” se la situazione lo richiede, afferma Anna-Kaisa Itkonen, portavoce dell’esecutivo comunitario per le questioni energetiche.Il Gruppo di coordinamento dell’energia elettrica è l’organismo di esperti che facilita le discussioni strategiche in materia di politica elettrica, sicurezza dell’approvvigionamento e attuazione del mercato. Si riunisce con flessibilità per affrontare le sfide transfrontaliere emergenti, la stabilità della rete e le risposte alla gestione delle crisi in tutti gli Stati membri dell’Unione europea. La Commissione è già attivata, ma in ogni caso a Bruxelles si vogliono mettere le cose in chiaro: “Non è il caso di dire che l’energia nucleare è inaffidabile e insicura“, sottolinea la portavoce dell’esecutivo comunitario.Quello che si sta verificando con i bassi livelli della acque del Danubio, sottolinea Itkonen, è “clima estremo che ha effetti sulla capacità” di produrre energia, nello specifico energia nucleare. Ciò non toglie che il livello di attenzione è massimo e che “seguiamo la situazione in atto in Ungheria, Romania, e Bulgaria”, assicura ancora la portavoce della Commissione, che quindi garantisce: “Al momento non vediamo problemi di forniture” e approvvigionamenti.Anche nel caso in cui i reattori dovessero essere spenti e le forniture di energia dovessero essere tagliate l’UE, ricorda Itkonen, dispone di meccanismi per affrontare l’eventualità e rispondere quindi alle esigenze dell’Ungheria e dei cittadini interessati.