Mentre incendi e siccità continuano a impazzare nella continua ondata di calore che attraversa l’Europa – a causa della crisi climatica provocata dai combustibili fossili, gli eventi meteo estremi sono sempre più intensi e frequenti – il Danubio è sceso a livelli minimi record e le conseguenze stanno attraversando l’intero sistema elettrico del sud-est europeo. La carenza d’acqua ha reso indisponibile circa il 40% della capacità nucleare regionale, riducendo anche la produzione idroelettrica e creando difficoltà alle centrali termoelettriche.
Il caso più estremo arriva dalla Romania, dove il Governo ha dichiarato lo stato d’emergenza nazionale per agosto dopo che il calo del Danubio ha ridotto la produzione elettrica e fatto emergere il rischio di una completa fermata della centrale nucleare di Cernavoda, con una capacità complessiva di 1,35 GW. L’impianto sta funzionando con uno soltanto dei suoi due reattori.
Per far arrivare più acqua alla centrale, il ministero della Difesa romeno ha annunciato di aver eseguito con successo la detonazione controllata - avvenuta senza alcuna valutazione ambientale preventiva - di una carica esplosiva ad alta potenza, così da aumentare il flusso nel ramo del Vecchio Danubio che alimenta Cernavoda.












