Non ritengo valido giudicare la qualità e l’importanza dei Servizi di sicurezza basandosi su un articolo di giornale. Quando ciò accade, l’intelligence rischia di trasformarsi in argomento per leoni da tastiera o in terreno di scontro politico, ambito da cui i Servizi dovrebbero rimanere al riparo, se non per l’indispensabile e puntuale controllo. L’articolo su L’Express fa tuttavia scaturire una necessità fondamentale: l’esigenza di rafforzare nel nostro Paese la diffusione della cultura dell’intelligence. Il commento di Mario Caligiuri, presidente della Società italiana di intelligence e direttore del master in Intelligence (Università della Calabria)
In genere diffido delle classifiche. Scetticismo rafforzato da quando nel 2020, il corso di laurea magistrale in Scienze pedagogiche dell’Università della Calabria, da me coordinato, risultò primo in Italia secondo le graduatorie del Censis.
Capisco bene che stilare classifiche o formulare giudizi è sempre difficoltoso se non a volte, oggettivamente, discutibile. Nei giorni scorsi L’Express, un importante settimanale di orientamento moderato, ha proposto un’inedita graduatoria delle Agenzie di intelligence europee.
Al periodico francese va riconosciuto il merito di avere sottolineato, in una fase particolarmente delicata, l’importanza dei Servizi di Intelligence e l’efficienza del loro funzionamento, poiché rappresentano una risorsa sempre più necessaria per le democrazie.







