Il settimanale francese L’Express ha stilato una classifica dei servizi d’intelligence esteri in Europa, affidando le valutazioni a una giuria composta da 60 funzionari ed ex funzionari del settore. Ai primi posti figurano Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Ucraina e Germania. L’Italia, con l’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), si colloca al quindicesimo posto, a pari merito con Belgio e Repubblica Ceca, alle spalle anche della Spagna, dodicesima.

Come tutte le classifiche, anche questa va presa con cautela. Non aiuta nemmeno il tempismo della pubblicazione: lo speciale è uscito poche ore prima della crisi migratoria a Ceuta (tema dell’ultima puntata di “Non ho capito”, la newsletter di Andrea Fioravanti che esce ogni sabato), che ha rappresentato un fallimento per il servizio (unico) d’intelligence spagnolo, oltre che per il governo di Madrid. Mentre l’esecutivo ha parlato di una presunta «internazionale reazionaria», alcune forze della maggioranza hanno indicato il Marocco come strumento di un complotto israelo-americano.

Il merito dello speciale è piuttosto quello di accendere i riflettori su servizi poco conosciuti dal grande pubblico. È il caso dei Paesi Bassi, che vantano una lunga tradizione d’intelligence, o degli Stati baltici, la cui cultura strategica è profondamente plasmata dalla minaccia russa e, sempre più, da quella cinese.