Dal campo base sul piazzale del distributore di Valdieri, non si avverte più l’odore della montagna in fiamme che il forte vento trasportava anche in paese. Binocolo in mano, i responsabili del centro di coordinamento osservano tre focolai ancora attivi, ben visibili anche a occhio nudo, su una ripida parete del monte della Piastra. Il versante non è più quello dell’incendio, scatenato da un fulmine, che da venerdì notte e per tre giorni ha devastato oltre 50 ettari di terreno in quota. Ma su questo nuovo fronte le colonne di fumo si trovano a meno di cento passi da una grande pineta sottostante, folta e rigogliosa, che scende verso la strada principale della valle Gesso fino a lambire le abitazioni. Ogni tanto, dalla cima, si staccano massi incandescenti che rotolano giù. Per fermarli sono state rafforzate le linee di protezione lungo i sentieri e create barriere taglia fuoco.
Giorni complessi e di grande fatica «Se dovessero raggiungere gli alberi, con questo caldo e questa siccità, si scatenerebbe l’inferno», dice con il volto teso, preoccupato e stanco il sindaco Guido Giordana, tra i primi a lanciare l’allarme quella sera, per poi coordinare la macchina degli interventi. Sono passate più di 50 ore da quando le prime fiamme hanno aggredito e ferito il monte, a circa 1.400 metri di altitudine. Giorni complessi e di grande fatica, per le oltre 60 persone impegnate sul campo tra vigili del fuoco, volontari Aib, Soccorso alpino, Protezione civile, uomini e donne del Parco Alpi Marittime. Una durissima battaglia senza sosta contro il fuoco. Al presidio, terminato il turno di lavoro, arrivano sfiniti, il casco madido di sudore, la mascherina sul collo o il fazzoletto sulla bocca, gli occhi che bruciano, la gola secca. Corrono a bere e rifocillarsi sotto un gazebo allestito con cibo e bevande, risultato di una catena di solidarietà che ha coinvolto abitanti, commercianti, Comuni e altre istituzioni locali.









