I mercati finanziari possiedono una dote: sanno pesare le ambizioni senza farsi distrarre dal rumore di fondo. Alle indiscrezioni secondo cui Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, ha tentato di riaprire il dialogo con il Banco Bpm, la risposta di Piazza Affari non è stata un’ovazione e nemmeno una protesta. È stata un’alzata di spalle.

Il tentativo di scompaginare le carte sul tavolo della grande Opas arrivata a 35 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo si è scontrato con lo scetticismo degli investitori. Per imbastire un blitz capace di far saltare un banco di queste dimensioni, serve una forza d’urto che l’istituto senese non può dispiegare.

Il movimento vero si è registrato altrove, a dimostrazione di dove il mercato intraveda il reale valore della partita: Intesa Sanpaolo ha guadagnato il 2,87%, consolidando la propria posizione di forza; Banco Bpm è salito del 2,38%, spinto dall’appeal speculativo della contesa. Unicredit ha messo a segno un progresso identico a quello di Intesa (+2,87%).

Proprio il balzo della banca guidata da Andrea Orcel offre la chiave di lettura più interessante. Nelle sale operative, il movimento di Unicredit viene interpretato come il segnale di un sornione, ma concreto, ritorno di interesse sul Banco Bpm.