Dopo il passo indietro di Banco Bpm, al ceo di Mps Luigi Lovaglio restano poche opzioni per difendersi dall'opas lanciata da Intesa Sanpaolo.

E il tempo stringe.Venerdì 31 il consiglio di Piazza Meda ha interrotto le trattative per una fusione con Mps.

Secondo quanto si apprende sulla decisione, maturata il giorno precedente avrebbe pesato il veto del Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%, ma anche l'impasse su alcuni snodi chiave del progetto societario.Dopo la comunicazione di venerdì 31 una ripresa dei colloqui appare impraticabile, anche alla luce dei vincoli derivanti dalle comunicazioni alla Consob. «Tutte le altre opzioni restano sul tavolo», confidava ieri un banchiere vicino a Lovaglio.

Mps potrebbe lanciare a propria volta un'ops su Banco Bpm, facendo leva sulle elevate quotazioni del titolo senese, che ieri sfiorava gli 11,6 euro.

Rumor in tal senso si sono rincorso nell'arco dell'ultimo fine settimana ma l'niziativa non sarebbe in discesa.