Slitta a oggi la manovra di assestamento del bilancio, ma l’assessore competente Pier Paolo Baretta ha presentato il documento nella commissione bilancio presieduta da Walter d’Atri Savarese e la discussione che ne è venuta fuori è lo stesso assessore a sintetizzarla così: «Per il terzo anno consecutivo la salvaguardia del bilancio non passa per l’aumento delle tasse. Non abbiamo aumentato la Tari né altre gabelle. È un risultato importante, ma in prospettiva bisogna porsi il problema delle entrate. Incrementando gli ottimi risultati della riscossone». In che modo? «Serve - spiega l’assessore - cogliere l’occasione dei grandi eventi per chiedere un maggiore contributo agli ospiti che godono dell’offerta napoletana con una differenziazione di accesso ai beni e servizi rispetto ai cittadini, con pacchetti omnicomprensivi e aumentando l’imposta di soggiorno».

Nella sostanza, il Comune sta cercando di concretizzare una misura già sul tavolo. Ovvero, introdurre un ticket per il trasporto pubblico e visitare i musei comunali e statali sul territorio di Napoli con un prezzo diversificato: uno per i turisti e l’altro per i napoletani. Più salato per i visitatori e “normale” per i residenti. Una manovra di assestamento che vale 37 milioni «comunque lusinghiera visto che siamo ancora un ente in predissesto - racconta Baretta - mutilata da alcune emergenze improvvise. La Tari non aumenta però è aumentato il costo del servizio di 9 milioni che copriremo con economie di bilancio e perché abbiamo salvato il Caan che aveva un debito di 4,8 milioni». Giova ricordare che la settimana scorsa è stato approvato dal Consiglio comunale il Pef - Piano economico finanziario - dove lo stesso Baretta ha approfondito il tema del blocco della tariffa Tari collegato appunto alle performance della riscossione: «Le utenze domestiche censite sono aumentate di oltre 11.500 unità, passando da 371.063 a 382.611, mentre quelle non domestiche sono cresciute di oltre 4mila posizioni. L’emersione di nuovi contribuenti ha consentito di ampliare la base imponibile e distribuire il costo del servizio su un numero maggiore di utenti, senza gravare su chi già pagava regolarmente». Riepilogando, le cose stanno così: di base non tutte le spese chieste dai singoli servizi e dagli assessori potranno essere soddisfatte, l'arrotondamento degli investimenti non è all’ordine del giorno per almeno due motivi: il primo è che diminuisce la rata del “Patto per Napoli” da 130 milioni scende a 46. Il secondo è che per avere nuove entrate bisognerebbe lavorare sulla leva fiscale e il Municipio intende abbassare le tasse non aumentarle. Di qui una mini-manovra di assestamento tesa a salvaguardare Asìa e il Caan che portano via 15 milioni. Altri 5 servono per la Coppa America per «la connettività globale». Baretta spiega così la necessità di nuove risorse: «Napoli è in crescita e quindi cresce la domanda di spesa. La città è destinataria di eventi sempre più importanti, assumendo sempre più uno status internazionale di altissimo livello. E per incrementare i servizi senza aumentare le tasse ci serve recuperare nuovi finanziamenti pubblici e privati come quelli dei “Fondi pensione e casse” da finalizzare al risanamento e manutenzione del patrimonio pubblico. Ma bisogna anche incrementare la capacità fiscale, affrontando decisamente e direttamente la questione delle entrate». Per Baretta questo significa incentivare una vera azione di recupero negli ampi spazi ancora disponibili e tutt’ora scoperti dei contribuenti infedeli: evasori, morosi e irregolari. Con regolarizzazioni a condizioni maggiormente favorevoli e i condoni».