Il fenomeno dei NEET – i giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – continua a rappresentare una delle principali criticità sociali ed economiche del Paese. Il Terzo Rapporto sull'Agenda FAST in Italia concentra l'attenzione su una fascia d'età spesso poco considerata dalle statistiche ufficiali, quella compresa tra i 25 e i 34 anni, evidenziando come le difficoltà occupazionali di questi giovani abbiano ripercussioni dirette anche sulla crisi demografica e sulla denatalità. Un fenomeno che va oltre il mercato del lavoro Il rapporto sottolinea come il ritardo nell'ingresso stabile nel mondo del lavoro renda più difficile raggiungere l'autonomia economica e abitativa. Di conseguenza, molti giovani rinviano la formazione di una famiglia e la scelta di avere figli, creando un legame diretto tra precarietà giovanile e calo delle nascite. La categoria dei NEET, inoltre, non è omogenea. Comprende giovani in cerca di opportunità, persone impegnate nella cura della famiglia e soggetti che hanno smesso di cercare lavoro perché scoraggiati. Una realtà complessa che riflette profonde disuguaglianze economiche, sociali e territoriali. I dati: segnali di miglioramento, ma restano forti criticità Tra il 2018 e il 2024 il numero dei NEET tra i 15 e i 34 anni è diminuito. Dopo il picco del 25% registrato nel 2020, durante la pandemia, l'incidenza è scesa fino a circa il 17% nel 2024. Tuttavia, la situazione rimane particolarmente delicata per i giovani tra i 25 e i 34 anni, dove il tasso dei NEET raggiunge il 22,4%. Si tratta di una quota significativa di giovani adulti che non riesce ancora a conquistare una stabilità lavorativa e un'indipendenza economica. Donne e Mezzogiorno: i divari più marcati Il rapporto mette in evidenza profonde differenze di genere. Nel 2024 il tasso di inattività femminile supera il 32%, contro il 17% degli uomini. Alla base di questo divario vi sono soprattutto i carichi familiari e le responsabilità di cura, che continuano a pesare in modo prevalente sulle donne. Anche il territorio rappresenta un fattore determinante. Nel Mezzogiorno l'incidenza dei NEET tra i 25 e i 34 anni supera il 30%, mentre nel Centro-Nord si colloca generalmente tra il 10% e il 20%. Ancora più critica la condizione delle donne del Sud, per le quali il tasso supera abbondantemente il 40%. L'istruzione aiuta, ma non basta Possedere una laurea o un titolo di studio elevato riduce il rischio di disoccupazione e inattività, ma non elimina completamente le disparità territoriali e di genere. Il livello di istruzione rappresenta dunque un fattore protettivo importante, ma insufficiente se non accompagnato da politiche efficaci per favorire l'accesso al lavoro e la conciliazione tra vita professionale e familiare. Le politiche attive: risultati e limiti Il rapporto riconosce il valore di strumenti come Garanzia Giovani, che hanno contribuito a portare il tema dei NEET al centro dell'agenda politica e a coinvolgere un numero elevato di beneficiari. Tuttavia, emergono anche limiti significativi. Le misure adottate hanno spesso faticato a raggiungere i giovani più fragili e più lontani dal mercato del lavoro, finendo per favorire chi disponeva già di maggiori risorse personali e sociali. Inoltre, il ricorso diffuso ai tirocini extracurriculari non sempre si è tradotto in un'occupazione stabile o in percorsi realmente qualificanti. Un nuovo approccio per coinvolgere i giovani Secondo il rapporto, è necessario superare la tradizionale "logica dello sportello". Per intercettare i giovani più vulnerabili bisogna raggiungerli nei luoghi che frequentano quotidianamente – come oratori, centri sportivi e spazi di aggregazione – utilizzando linguaggi più vicini alle nuove generazioni, anche attraverso strumenti innovativi come la gamification. L'obiettivo deve essere costruire un rapporto di fiducia con educatori e operatori sociali, privilegiando l'ascolto e l'accompagnamento rispetto al semplice inserimento lavorativo. Verso un modello integrato Le esperienze più efficaci dimostrano che il contrasto al fenomeno dei NEET richiede interventi multidimensionali, capaci di integrare orientamento al lavoro, sostegno psicologico, occasioni di socializzazione e percorsi di crescita personale. Per questo il rapporto propone di superare la frammentazione delle politiche pubbliche, favorendo una collaborazione stabile tra enti locali, Terzo Settore, fondazioni, imprese e servizi educativi all'interno di veri e propri ecosistemi territoriali. Allo stesso tempo, viene evidenziata la necessità di abbandonare la logica dei finanziamenti a progetto, garantendo continuità alle reti di supporto e rendendo gli interventi più efficaci e sostenibili nel tempo. Una questione strategica per il Paese Il Terzo Rapporto sull'Agenda FAST evidenzia come il fenomeno dei NEET non rappresenti soltanto un problema occupazionale, ma una questione strutturale che incide sulla crescita economica, sulla coesione sociale e sul futuro demografico dell'Italia. Investire sui giovani adulti, rafforzando politiche integrate e territoriali, significa non solo favorire l'inclusione lavorativa, ma anche creare le condizioni per un Paese più dinamico, equo e capace di affrontare le sfide dei prossimi decenni.