Il fenomeno è in calo, ma l’Italia rimane il secondo Paese dell’Ue con la più alta percentuale di Neet (Not in Education, Employment or Training). Ossia i giovani, tra i 15 e i 29 anni, che vivono in una sorta di limbo senza studiare, lavorare o seguire un corso di formazione. Un esercito che vive ancora con i genitori e che sembra quasi non pensare al futuro. A delineare questo scenario è l’elaborazione di Openpolis insieme alla fondazione sociale Con i Bambini su dati Eurostat.
Il quadro europeo
Il quadro europeo non è, comunque, omogeneo. Di certo, a leggere i dati, emerge che la condizione migliore si registra nei Paesi del Nord e Centro Europa e più alto in quelli mediterranei e dell’Est: Olanda e Svezia dove il tasso di Neet è il più basso. I dati peggiori, ossia le percentuali di Neet più alte si registrano in Romania, Paese al primo posto con una percentuale del 19,4%, seguita dall’Italia con il 15,2% e a seguire la Lituania (14,7%) e la Grecia (14,2%).
Gli stati con la minor percentuale di Neet nel 2024 sono invece i Paesi Bassi (4,9%), la Svezia (6,3%) e Malta (7,2%). «Questi Paesi, insieme ad altri 6, hanno già raggiunto il target Ue per il 2030 - si legge nello studio -. Un obiettivo che riguarda la questione giovanile, in primo luogo da un punto di vista sociale, essendo inserito nel piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali - si legge nello studio -. Ma che ha anche evidenti risvolti educativi che, in modi diversi, investono il nostro sistema di istruzione».






