Relazioni di Arpacal e Ispra sulla bonifica di Crotone trasmesse al Ministero: i campionamenti rischiano di essere alterati

CROTONE – Il rischio concreto che le analisi sulle acque contaminate di Crotone vengano falsate da un effetto di diluizione e una barriera idraulica che protegge il mare ma lavora da oltre due anni senza un’autorizzazione definitiva. È questo il pesante scenario che emerge da relazioni tecniche istruttorie redatte dal Dipartimento provinciale dell’Arpacal di Crotone e dall’Ispra, da pochi giorni trasmesse al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. L’allarme principale sollevato dalle agenzie pubbliche di controllo riguarda la metodologia dei futuri prelievi ambientali all’interno del Sito di interesse nazionale “Crotone – Cassano – Cerchiara”, nell’area che comprende gli ex stabilimenti Sasol Italy e Kroton Gres 2000.

L’esito dei campionamenti rischia di essere alterato

Mettendo insieme i programmi di monitoraggio dell’area ex Sasol con quelli dei comparti industriali adiacenti, come gli ex siti Pertusola, Agricoltura e Fosfotec, si è creata infatti una criticità procedurale di primaria grandezza. Se le acque provenienti dalle diverse zone vengono lette ed esaminate dopo essersi mescolate tra loro, i flussi caratterizzati da un’altissima concentrazione di sostanze tossiche finiscono per essere inevitabilmente annacquati da flussi meno inquinati. Una miscelazione che altererebbe l’esito dei campionamenti, mostrando valori apparentemente conformi ai limiti di legge che non rispecchierebbero affatto la reale gravità della contaminazione nel punto d’origine.