di
Alessandra Muglia
I centri dell’isola sono al collasso, i residenti sospesi tra solidarietà e paura
DALLA NOSTRA INVIATACEUTA - Chissà se c’è anche il compagno di traversata di Mohammed tra gli 88 corpi recuperati finora in mare nelle acque spagnole di Ceuta. Mercoledì scorso erano partiti insieme dalla spiaggia marocchina di Almina, a 14 chilometri da qui. Così lontano per evitare di essere presi, visto che la frontiera era ancora chiusa: l’avrebbero aperta poche ore dopo. «Siamo partiti alle due di notte, con le pinne ai piedi. A un certo punto non l’ho più sentito, era buio, pensavo fosse distante». Intorno alle 7 del mattino, dopo una nuotata di cinque ore, Mohammed, è approdato a Ceuta e ha realizzato che il suo amico era stato ingoiato dalle onde. Non vuole andare al porto a chiedere se con l’aiuto di volontari della Croce Rossa hanno recuperato il suo corpo, verificare se è finito tra gli 88 morti trasportati fino a ieri sera nell’obitorio allestito in tutta fretta nell’ex ospedale militare per far fronte alla peggiore tragedia migratoria dell’exclave spagnola. Ma il suo corpo potrebbe anche essere tra gli 11 recuperati in acque marocchine, secondo il primo bilancio offerto ieri da Rabat.














