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Alessandra Muglia

Scontri per il cibo e c’è chi raccoglie le briciole. Gli annegati sono 84. Spunta una barriera gonfiabile

DALLA NOSTRA INVIATA CEUTA - Il mattino a Ceuta si apre con una bruma che tutto nasconde e quando si alza, ecco che compare il nuovo confine galleggiante tra la città autonoma spagnola e il Marocco. Per alcune ore la foschia ha fatto da sipario naturale per i lavori di costruzione di questa barriera gonfiabile lunga 500 metri, un escamotage per poter respingere subito i prossimi migranti in arrivo a nuoto, rispettando la recente sentenza del Tribunale supremo spagnolo che impedisce di farlo se non è stata violata una barriera fisica. Cerca di mettersi al riparo Ceuta, diventata un simbolo internazionale dei pericoli dell’immigrazione incontrollata.

Il flusso dei migranti in uscita continua, pur con un ritmo più lento. Del resto oltre 48.300 delle 50mila persone arrivate in tre giorni nell’exclave spagnola in Marocco se ne erano già andate via venerdì, secondo le stime di Madrid. La situazione sta tornando alla normalità, assicura il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, che in visita ieri a Ceuta ha cercato di tranquillizzare gli abitanti. Alcuni negozi stanno timidamente riaprendo le serrande ma la città è lungi dal recuperare il suo aspetto abituale, con tutti quei soldati in strada, gli abitanti ancora rintanati in casa e i migranti che bevono acqua dalle docce sulla spiaggia, ognuna a forma di tavola da surf verticale, con impresso lo slogan «Ceuta, dove si sentono le emozioni».