Almeno 18 morti nel tentativo di raggiungere l’enclave via mare e via terra; Sánchez a Ceuta con il ministro dell’Interno mentre Madrid e Rabat rafforzano la risposta coordinata. Roma valuta la stretta su Schengen

La nuova ondata di arrivi a Ceuta riporta al centro della scena una delle frontiere più sensibili tra Europa e Nord Africa, trasformando ancora una volta l’enclave spagnola in un punto di frizione tra emergenza umanitaria, pressione migratoria e tensioni geopolitiche. Il bilancio delle vittime, secondo la Guardia Civil, è salito ad almeno 18 morti, mentre proseguono senza sosta i tentativi di ingresso via mare e via terra, in un contesto di forte sovraccarico per il sistema di accoglienza locale.

Nelle ultime ore, centinaia di giovani migranti, molti dei quali minorenni, hanno trascorso la notte nei parchi, nei prati e negli spazi pubblici della città, che appare di fatto al collasso sul piano logistico e umano. Dall’alba, nuovi gruppi hanno continuato a riversarsi verso l’enclave, mentre via terra sono proseguiti i tentativi di forzare la frontiera nella zona industriale del Tarajal. Sul versante marocchino, in particolare nell’area di Fnideq, non sono mancati scontri con le forze dell’ordine, lancio di pietre, incendi di veicoli e un massiccio dispiegamento di apparati di sicurezza.