Non c’è un angolo di Ceuta che non sia occupato da un corpo. Sulle spiagge, negli spazi verdi, davanti ai portoni chiusi, sull’asfalto delle strade che portano al porto, sulle rotonde: migliaia di persone stanno dove si sono fermate dopo una traversata che ha lasciato indietro 57 cadaveri e una città blindata nella paura. Sul mare della frontiera più piccola d’Europa galleggiano centinaia di ciabatte spaiate, magliette, bottiglie di plastica, camere d’aria comprate per pochi dirham. La spiaggia del Tarajal, dove nelle ultime 48 ore si è consumato il più grande movimento migratorio mai registrato alle frontiere europee, è un brulichio di rabbia, disillusione e spossatezza. Il sogno è già finito, la strada è di nuovo sbarrata dalle divise. Davanti alla barriera frangiflutti decine di soldati dell’esercito, affiancati dalla Guardia civil, presidiano la costa e bloccano nuovi tentativi di ingresso a nuoto, mentre pochi metri più in là, dall’altro lato della scogliera, si snoda una lunga e ininterrotta colonna di persone, che percorre la frontiera in senso inverso per tornare in Marocco.
«Ci hanno detto che la frontiera era aperta, mentivano» In un giorno erano entrati quasi 60mila migranti in una città che conta appena 84 mila abitanti. Alcuni aspettano, sfiniti, ovunque ci sia un posto libero, altri, i più giovani, tornano indietro. È quel che resta del giorno in cui la frontiera ha semplicemente smesso di esistere e una massa senza precedenti di persone da Fez, Tangeri, Tétouan, Larache, Casablanca ha attraversato il Tarajal dal Marocco senza che la polizia di frontiera, che di norma sorveglia ogni metro di quella costa, facesse nulla per fermarle, anzi: «Ci hanno detto che il confine era aperto, che la Spagna ci aspettava», dice Hassan Nahon che è arrivato da Tangeri con un gruppo di amici. «Mentivano». Il giorno dopo il confine è di nuovo chiuso, con la stessa efficienza con cui era sparito. Hassan cammina con i suoi amici e le scarpe in mano, ma questa volta nella direzione contraria: «Abbiamo fame, sete, qua nessuno ci vuole. Non sappiamo dove dormire, preferisco tornare indietro prima di morire di fame». A Ceuta l’esercito è stato schierato a sostegno della Guardia Civil. Madrid ha inviato rinforzi di Policía Nacional e reparti antisommossa. Ristoranti e negozi sono rimasti chiusi per paura dei saccheggi. «Questa è la fine del mondo», dice una donna nascosta dalle tapparelle abbassate. Una rissa scoppia in strada per esasperazione, caldo, fatica. La Guardia civil interviene, la donna scompare in casa.










