di
Alessandra Muglia
Una sovraoccupazione che sfiora il 3.000%, ha segnalato un assessore. Tra loro una ragazzina di 17 anni di Tangeri che è riuscita a raggiungere Ceuta a nuoto. Il suo fratellino non ce l’ha fatta, annegato nel Mediterraneo
DALLA NOSTRA INVIATA CEUTA - A Ceuta il battito della quotidianità tenta di ritrovare il suo ritmo regolare. Dopo giorni di fortissima tensione, le strade della città, in centro, sul lungomare, si ripopolano e i tavolini all’aperto dei caffè tornano a riempirsi. Una normalità apparente, ce lo ricorda un blindato dell’esercito posizionato davanti al supermercato Lidl. Nelle aree periferiche dell’exclave spagnola sulla costa nordafricana, migliaia di migranti continuano a nascondersi tra la fitta boscaglia delle colline e i costoni rocciosi del litorale. Il loro obiettivo è sottrarsi ai pattugliamenti sempre più stringenti di militari e agenti di polizia. Se nel cuore della città la loro presenza è quasi impercettibile, nei quartieri residenziali si muovono furtivamente alla costante ricerca di cibo e acqua, pronti a dileguarsi al minimo segnale di controllo.
I numeri della crisi restano oggetto di un profondo scontro politico. Secondo le stime del ministero dell’Interno di Madrid, i migranti rimasti sul territorio sarebbero tra i 3mila e i 5mila. Il sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas, esponente del Partito popolare, alza invece le stime parlando di almeno 10mila presenze. La divergenza tra il governo centrale a guida socialista e l’amministrazione locale riguarda l’intera contabilità dell’esodo. Madrid sostiene che gli ingressi totali siano stati circa 50mila, ma dichiara al contempo che almeno 73mila persone sono già rientrate in Marocco. Un paradosso statistico che le autorità giustificano con i ripetuti tentativi di ingresso e uscita effettuati da alcuni individui. Da parte sua, Rabat riduce la portata del fenomeno a 40mila migranti complessivi. Il sindaco Vivas rivede invece al rialzo le sue stime iniziali di 60mila ingressi e parla ora di 80mila persone giunte in poche ore: un flusso che ha temporaneamente raddoppiato la popolazione locale.













