Ciambelloni, materassini, camere d’aria. Il mare davanti a Ceuta, una delle due città spagnole situate sulla costa del Marocco, davanti alla penisola iberica, è pieno di gonfiabili. Ma non è un festival, né un gioco. Per migliaia di ragazzi e ragazze marocchine è la pericolosa sfida per un futuro migliore: negli ultimi dieci giorni fra le 1.500 e le duemila persone hanno tentato di raggiungere Ceuta. Trecento solo oggi a mezzogiorno, con un ingresso di massa immortalato in decine di video che rimbalzano sui social. Ma l’arrivo di molti è più silenzioso, discreto, pericoloso: in Spagna ci arrivano a nuoto.

Cinque chilometri per conquistarsi il futuro

Complice una finestra di bel tempo e mare calmo, lì a un passo dallo Stretto di Gibilterra dove Mediterraneo e Oceano si incrociano, a centinaia hanno tentato la traversata. I più fortunati hanno pinna e mute che permettono di affrontare le correnti forti e gelide. Altri solo un ciambellone da spiaggia e la forza di volontà. Non sono solo giovani uomini. Fra chi faticosamente cerca di raggiungere la spiaggia di Ceuta, aggirando via mare i chilometri e chilometri della Valla, la doppia recinzione metallica alta 8 metri che circonda l’enclave spagnola e la separa dal Marocco in cui è incastonata, ci sono ragazzini, persino bambini di 11 o 12 anni, tantissime ragazze.