Alle volte rotola sul tavolo, come un frutto caduto da chissà dove, un’idea semplice ma interessante. Così semplice che uno si domanda se mai potrebbe funzionare. Perché sembra talmente impolitica da spingerti a concludere che deve essere invece fin troppo politica. Troppo rispetto alla banalità quotidiana a cui spesso si riduce il dibattito pubblico. Parliamo del disegno di legge presentato tempo fa da Carlo Cottarelli e mai discusso. Ora viene riproposto nell’ambito della Fondazione Einaudi, diretta da Giuseppe Benedetto, e tutti possono coglierne la portata, diciamo così, rivoluzionaria.
Cottarelli propone che i programmi elettorali (vale a dire le promesse elettorali) dei partiti o dei singoli candidati debbano essere corredati dal loro costo reale. In sostanza, va indicata la spesa prevista per ogni singola misura. Si propone di ridurre le file per le visite sanitarie? Ottima idea, a patto di comunicare al cittadino elettore dove si prendono le risorse necessarie per finanziare l’operazione. Si garantisce un taglio dell’Irpef a breve? Perché no? Basta mettere nero su bianco quali sono le voci del bilancio statale destinate a dimagrire per compensare il minor gettito fiscale. E naturalmente si può anche stabilire che il costo delle varie proposte sarà finanziato a debito. Può non piacere, ma è legittimo. Se a qualcuno viene in mente di riproporre il “reddito di cittadinanza”, magari con un altro nome, dovrà dire al cittadino perché si è scelto di creare un maggiore indebitamento dello Stato e con quali conseguenze.








