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di Alessandra Zaccaria

Se c’è una certezza nel cinema contemporaneo, è che Christopher Nolan viaggerà sempre in direzione ostinata e contraria rispetto alla corrente dei pixel. Nell’epoca in cui persino i dettagli più insignificanti vengono aggiunti in post-produzione con la Computer Graphics, il regista britannico continua a fidarsi soltanto di ciò che la macchina da presa può catturare dal vivo. Quando è stata annunciata la sua trasposizione cinematografica di L’Odissea, in molti si sono chiesti come avrebbe fatto a portare sul grande schermo un poema omerico popolato da mostri mitologici, incantesimi e giganti senza affogare il film nel digitale. La risposta arrivata dalle sale è una maestosa lezione di illusionismo e artigianato cinematografico.

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