L'indagine punta sul veleno in casa per scoprire chi lo ha messo. Ma c'è anche una traccia informatica
Sette mesi di indagini, decine di testimonianze e di sequestri. Fino al pool del Robert Koch Institute di Berlino che è entrato ieri nella casa della famiglia De Vita a Pietracatella in provincia di Campobasso per cercare la ricina. Eppure non c’è ancora nessun iscritto nel registro degli indagati. Il giallo degli omicidi con il veleno degli 007 dell’Est (e dei libri) è rimasto tale. Ma intanto c’è anche la pista informatica. Gli investigatori hanno scovato ricerche online in inglese che nei mesi precedenti alla tragedia avrebbe tempestato forum e community anonime di domande sulla ricina e i suoi effetti.
Gli esperti tedeschi, muniti di apparecchiature all’avanguardia e indossando particolari tute per evitare contaminazioni, hanno prelevato campioni in tutta la casa, su mobili, abiti e altri oggetti. L’inchiesta per duplice omicidio premeditato resta per ora contro ignoti (nel fascicolo sono indagati 5 medici, ma per omicidio colposo). Gli esperti in Germania stanno analizzando anche i campioni degli organi delle vittime prelevati durante le autopsie, il sangue di Gianni e Alice Di Vita, sorella di Sara, e gli alimenti sequestrati in casa. L’analisi servirà forse a dire una parola definitiva su quale cibo o bevanda avesse il veleno. Da mesi si fanno gli stessi nomi.












