Non è il 2021 e nemmeno il 2014, ma l’ondata di migranti che si è riversata in poche ore lungo uno dei confini più sensibili dell’Unione Europea rischia di innescare nuove accuse incrociate sia dentro la Spagna, tra le forze parlamentari sulla gestione dell’enclave di Ceuta, che tra lo Stato della penisola iberica e il Marocco, riaccendendo vecchie tensioni diplomatiche che – di tanto in tanto – finiscono per inasprirsi facendo leva proprio con la pressione migratoria. Nella mattinata di giovedì 30 luglio 2026 migliaia di giovani africani, molti di questi marocchini, si sono diretti verso il valico di frontiera tra Castillejos, in Marocco, e Ceuta, nel tentativo di scavalcare la recinzione che separa le due città. Secondo quanto riportato dall’agenzia EFE, poco prima di mezzogiorno diversi gruppi hanno raggiunto il perimetro di confine muovendosi a piedi, in moto e in auto da varie zone della città, fino a concentrarsi a poche centinaia di metri dalla barriera.

Centinaia di persone sono riuscite a superare le recinzioni di protezione, che in quel momento non risultavano presidiate dalle forze dell’ordine. Tra chi si è avvicinato al confine c’erano anche famiglie intere, donne, minori e persone di età diverse. La polizia marocchina ha allestito cordoni in alcuni punti d’accesso, ma numerosi gruppi sono riusciti a proseguire passando per le colline attorno al perimetro, raggiungendo in alcuni tratti la spiaggia e il reticolato senza un dispositivo di sicurezza in grado di fermarli. Altre decine di persone hanno tentato l’ingresso via mare, nuotando lungo la linea di confine.