Non è il 2021 e nemmeno il 2014, ma l’ondata di migranti che si è riversata in poche ore lungo uno dei confini più sensibili dell’Unione Europea rischia di innescare nuove accuse incrociate sia dentro la Spagna, tra le forze parlamentari sulla gestione dell’enclave di Ceuta, che tra lo Stato della penisola iberica e il Marocco, riaccendendo vecchie tensioni diplomatiche che – di tanto in tanto – finiscono per inasprirsi facendo leva proprio con la pressione migratoria.
Centinaia di persone sono riuscite a superare le recinzioni di protezione, che in quel momento non risultavano presidiate dalle forze dell’ordine. Tra chi si è avvicinato al confine c’erano anche famiglie intere, donne, minori e persone di età diverse. La polizia marocchina ha allestito cordoni in alcuni punti d’accesso, ma numerosi gruppi sono riusciti a proseguire passando per le colline attorno al perimetro, raggiungendo in alcuni tratti la spiaggia e il reticolato senza un dispositivo di sicurezza in grado di fermarli. Altre decine di persone hanno tentato l’ingresso via mare, nuotando lungo la linea di confine.
Episodi di questo tipo non sono nuovi per Ceuta. Il precedente più noto risale al maggio 2021, quando in appena due giorni circa 6.000 persone, comprese oltre 1.500 minori, entrarono nell’enclave nuotando o scavalcando la valle, dopo un evidente allentamento dei controlli sul lato marocchino. Quell’episodio, legato alle tensioni diplomatiche tra Madrid e Rabat per l’ospitalità concessa dalla Spagna al leader del Fronte Polisario Brahim Ghali, portò il governo spagnolo a schierare l’esercito lungo la costa e fu definito da Madrid una crisi seria per la Spagna e per l’intera Unione Europea.











