«Troppo facile dire: ‘ti aiuto a morire’. Più difficile, ma doveroso, aiutarti a vivere con il supporto necessario». È da questa riflessione che il consigliere regionale della Lega, Fabio Romito, invita ad affrontare il caso di Pasquale Tuccino. La vicenda dell’imprenditore pugliese, affetto da Sla, ha riacceso il dibattito sul fine vita. Secondo Romito, però, al centro c’è soprattutto la richiesta di una vita vissuta con dignità, di un’assistenza domiciliare realmente efficace e di istituzioni capaci di prendersi cura dei malati e delle loro famiglie.
Romito, il caso Tuccino ha riaperto il dibattito. Lei invita a guardare oltre. Perché?
«Perché credo che una lettura superficiale rischi di travisare il senso del suo appello. Quando Tuccino scrive: ‘Se non mi aiutate come si deve, non mi resta che morire’, non sta semplicemente chiedendo di morire. Sta denunciando una condizione di abbandono. Non chiede la morte, chiede di non essere lasciato solo. È un grido che ci impone di riflettere su come vengono assistite le persone affette da malattie degenerative e su quanto ancora ci sia da fare per garantire loro una vita dignitosa e un sostegno concreto alle loro famiglie».
Qual è il vero tema che emerge da questa vicenda?













