Intervista al tesoriere dell’associazione Coscioni, Marco Cappato, che sul fine vita ribadisce che servono «le regole regionali di attuazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale di questo Paese»
La fine del peggio. Un titolo fortemente evocativo per l’intervento di Marco Cappato al Festival del Lamento di Soveria Mannelli. Importante come le questioni sui diritti che porta avanti da tanti anni. Marco Cappato e Liberi Subito sono al centro di uno dei nodi più delicati del nostro tempo: il diritto di scegliere nel fine vita. Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e figura simbolo delle battaglie per le libertà civili, vicino a Piergiorgio Welby e DJ Fabo, ha trasformato casi individuali in questioni pubbliche e politiche, contribuendo a cambiare il dibattito in Italia.
La campagna Liberi Subito nasce proprio da qui: rendere davvero accessibile un diritto già riconosciuto, spingendo le Regioni a adottare procedure chiare per l’aiuto medicalmente assistito.Il nostro dialogo mette a fuoco temi cruciali per la società: dignità della persona, il confine tra cura e accanimento, il valore della di scelta, il peso dell’abbandono istituzionale e il ritardo della politica rispetto alla realtà. Ne emerge un punto essenziale: chi chiede di decidere non è “contro la vita”, ma vuole sottrarsi a una sofferenza imposta. Abbiamo parlato di come tutto questo riguardi la qualità della nostra democrazia, la capacità delle istituzioni di ascoltare e di garantire diritti reali e non solo formali. Il titolo del suo intervento al Festival del Lamento – La fine del peggio – parla delle storie delle persone incontrate in anni di attivismo per Liberi Subito.










