di
Tina Raucci
Il noto ristoratore di Polignano, da anni è affetto da Sla, denuncia: «In mancanza di assistenza domiciliare duratura e dignitosa, meglio farla finita». Anche la sorella Pina chiede aiuto al governatore pugliese
«Perché non riuscite a dare a me e a quelli come me, pazienti fragili di terzo livello, un’assistenza domiciliare duratura e dignitosa?». È questo il messaggio che Pasquale «Tuccino» Centrone, il 63enne malato di SLA da oltre 15 anni, condivide sui social per spingere le istituzioni regionali ad intervenire. E per rompere il muro dell’indifferenza. «Non è una bomba atomica, ma serve a scuotere le coscienze» la definisce Centrone, noto ristoratore di Polignano, nel Barese. Perché ogni giorno Pasquale non sfida solo la SLA. La sua battaglia è anche contro la carenza di un'assistenza a domicilio stabile e dignitosa, che finisce per logorare i pazienti più fragili, trascinandoli in uno stato di stanchezza fisica e psicologica spesso non tollerabile.
L'appello a Decaro: «Mi aiuti per il suicidio assistito in Toscana»Una sofferenza che si manifesta nel corso del suo appello pubblico: «Allora io, Pasquale Centrone, nomino il governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro, mio esecutore testamentario per il suicidio assistito, il fine vita. La prego signor governatore, mi porti in Toscana dove è possibile eseguire il fine vita. Non ne posso più». Parole forti, che hanno scosso in tanti e che inducono a riflettere, nel profondo, sotto più punti di vista. Ma soprattutto inducono a non voltarsi dall’altra parte.







