«Quando ho saputo del suicidio di Pippo Di Marca ho stretto i denti, ho tirato un pugno dove è capitato. Per quale motivo le persone sono costrette a decidere cose così orrende? Per non essere aiutate ad andare via, a decidere di sé, della propria vita nella serenità. Chissà quando quell’uomo ha deciso, chissà quando ha mandato tutti a quel paese, avrà detto “perché devo stare ancora a massacrarmi il corpo”. Con Nuvoli era così. Il corpo andava via, ma la testa era sempre fresca e il cervello funzionava a meraviglia». Maddalena Soro, una donna fortissima, è stata, cioè è la moglie di Giovanni Nuvoli. Sono passati diciannove anni dal giorno in cui suo marito si è lasciato morire.
Fine vita, i malati alla Consulta per l’udienza sul requisito dei «trattamenti di sostegno vitale»
Giovanni era algherese, rappresentante di vino dell’algheresissima Cantina sociale di Santa Maria La Palma, arbitro per passione. Sei anni prima aveva scoperto di avere la sclerosi laterale amiotrofica. Quei sei anni sono stati la sua battaglia per il diritto di opporsi all’accanimento terapeutico. Ormai totalmente paralizzato, comunicava con un MyTobii, un comunicatore vocale a controllo oculare, arrivò a un passo dalla meta: era riuscito a trovare un team di medici disposti a staccare il respiratore artificiale che lo teneva in vita. L’anestesista Tommaso Ciacca, che il 10 luglio 2007 stava per eseguire le sue volontà, fu bloccato dai carabinieri e della procura di Sassari. Qualche giorno dopo Nuvoli inizia uno sciopero della sete e della fame. Muore il 23 luglio 2007.










