La morte di Pippo Di Marca ha riaperto brevemente la discussione sul suicidio assistito. Che però è viziata da idee impressionistiche, stime vaghe, soprattutto da tabù lessicali e pretesti pelosi per non decidere, o decidere ipocritamente. Per non dire della pretesa che la mia vita appartenga a qualcun altro
Non è chiaro, perché le versioni che circolano divergono sulla lettera, cosa ci fosse scritto di preciso nel biglietto lasciato dal regista e attore Pippo Di Marca, precipitato dalla terrazza dell’appartamento a Trastevere in cui abitava. Ma la sostanza è nitida: non ce la faceva più a subire le condizioni di una vita che gli arrecava sofferenze intollerabili.
Quel foglio è una direttiva “posticipata”.








