La dolente, umanissima intervista a La Stampa della signora Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere di Grinzane condannato per duplice omicidio, ha rivelato il bivio davanti al quale Mario Roggero, i suoi cari, i suoi amici, si trovano a pochi giorni dalla sentenza definitiva e dall’ingresso nel carcere di Opera. Da una parte la tentazione di farsi emblema di una frattura democratica senza precedenti, con la rivendicazione del diritto assoluto di ogni singolo cittadino di ergersi a giustiziere dei torti subiti, fino al “chi entra in casa mia è un uomo morto” pronunciato da Roberto Vannacci. Dall’altra, l’esatto contrario. Il rifiuto di prestarsi a una lettura “politica” dei fatti. La rivendicazione del carattere personale, irripetibile, intimo di quella vicenda: il trauma della prima rapina subita da Roggero, “la paura costante che potesse succedere di nuovo”, e infine lo shock di rivivere la stessa scena, lo stesso rischio, la stessa minaccia fisica a una moglie e a una figlia inermi, il senso di impotenza, la rabbia, la reazione fatale. La signora Sandrone chiede alla giustizia e alle istituzioni di agire tenendo conto della singola vicenda, della singola persona, del significato della singola sentenza per quel singolo condannato: un uomo di oltre settant’anni, “non un giustiziere”, che rischia di passare in carcere l’ultimo tratto della sua vita. Gli strumenti per evitare l’accanimento esistono, anche al di là della grazia: il giudice può concedere i domiciliari agli over 70, pure se condannati per gravi reati, in caso di malattia o di condizioni psico-fisiche incompatibili con il carcere. Chi ha a cuore la situazione di Roggero e il suo ritorno in famiglia vede questa strada come prioritaria e necessaria. Ma per praticarla sarà necessario resistere a chi indica l’altra via, i signori della sarabanda sotto il carcere di Opera, che stanno trasformando Roggero nella bandiera di una nuova torsione legislativa, dove la legittima difesa diventa diritto alla ritorsione armata anche fuori dalle mura domestiche, sulla pubblica via, oltre ogni ragionevole proporzionalità tra il danno subito e la pena di morte comminata per le spicce.
La moglie del gioielliere di Grinzane e il peso di chi specula
La dolente, umanissima intervista a La Stampa della signora Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere di Grinzane condannato per duplice omicidio, ha rivelato il bivio davanti al quale Mario Roggero, i suoi cari, i suoi amici, si trovano a pochi giorni dalla sentenza definitiva e dall’ingresso nel carcere di Opera. Da una parte la tentazione di farsi emblema di una frattura democratica senza precedenti, con la rivendicazione del diritto assoluto di ogni singolo cittadino di ergersi a giustiziere dei torti subiti, fino al “chi entra in casa mia è un uomo morto” pronunciato da Roberto Vannacci. Dall’altra, l’esatto contrario. Il rifiuto di prestarsi a una lettura “politica” dei fatti. La rivendicazione del carattere personale, irripetibile, intimo di quella vicenda: il trauma della prima rapina subita da Roggero, “la paura costante che potesse succedere di nuovo”, e infine lo shock di rivivere la stessa scena, lo stesso rischio, la stessa minaccia fisica a una moglie e a una figlia inermi, il senso di impotenza, la rabbia, la reazione fatale. La signora Sandrone chiede alla giustizia e alle istituzioni di agire tenendo conto della singola vicenda, della singola persona, del significato della singola sentenza per quel singolo condannato: un uomo di oltre settant’anni, “non un giustiziere”, che rischia di passare in carcere l’ultimo tratto della sua vita. Gli strumenti per evitare l’accanimento esistono, anche al di là della grazia: il giudice può concedere i domiciliari agli over 70, pure se condannati per gravi reati, in caso di malattia o di condizioni psico-fisiche incompatibili con il carcere. Chi ha a cuore la situazione di Roggero e il suo ritorno in famiglia vede questa strada come prioritaria e necessaria. Ma per praticarla sarà necessario resistere a chi indica l’altra via, i signori della sarabanda sotto il carcere di Opera, che stanno trasformando Roggero nella bandiera di una nuova torsione legislativa, dove la legittima difesa diventa diritto alla ritorsione armata anche fuori dalle mura domestiche, sulla pubblica via, oltre ogni ragionevole proporzionalità tra il danno subito e la pena di morte comminata per le spicce.










