La famiglia del gioielliere invoca rispetto per l’uomo e sottolinea che, in riferimento ai fatti del 2002, “si gioca da troppe parti a mistificare gli atti, a calpestare la verità”
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La permanenza in carcere di Mario Roggero potrebbe non essere breve: la condanna a 14 anni e 9 mesi pesa come un macigno e realisticamente non è semplice ottenere la grazia in tempi così stretti. Ma la famiglia, e lo stesso gioielliere, ci credono lo stesso e vogliono coltivare la speranza, anche per sopportare meglio questi momenti drammatici.“Al presidente Mattarella mi rivolgo come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di capo dello Stato. Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l'età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere degli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia”, ha dichiarato la moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, a La Stampa, appellandosi al presidente della Repubblica.Nelle scorse ore è stata inviata la richiesta di grazia da parte della famiglia ma si stanno già pensando soluzioni alternative. “Mi sento sospesa in un incubo che è diventato realtà. La casa è incredibilmente silenziosa. Sapere che Mario, a 72 anni e dopo una vita di lavoro, ora è in prigione è un dolore indescrivibile. È un pezzo della mia vita che mi è stato strappato”, ha aggiunto la donna.Fuori da quel negozio e dai titoli dei giornali e delle tv, ha spiegato la signora Sandrone, “Mario è un uomo profondamente legato alla sua famiglia, un lavoratore instancabile, un marito e un nonno premuroso. È una persona che ha sempre messo la protezione dei suoi cari al di sopra di tutto. Non è il 'giustiziere' che alcuni descrivono, ma un uomo che è rimasto profondamente segnato e traumatizzato da quella maledetta giornata. Vorremmo che le persone capissero davvero cosa è accaduto, come si è sentito Mario dopo che ancora una volta la sua famiglia era stata minacciata e messa in pericolo”. L’auspicio della famiglia Roggero è che “la giustizia non cancelli la vita di chi si è trovato a subire la violenza tra le mura di casa propria”.La precisazione sui fatti del 2005La famiglia, inoltre, ci ha tenuto a fare una precisazione sui fatti del 2005, che oggi vengono fatti pesare dall’opinione pubblica sulla sentenza di condanna, perché, si legge in un post pubblicato sui social, “è la stessa sentenza della Corte di Assise d'appello ad affermare che quel vecchio precedente del 2005 non abbia pesato sulla condanna di oggi. Ed allora, perché oggi si gioca da troppe parti a mistificare gli atti, a calpestare la verità, a voler accreditare a tutti i costi e contro ogni evidenza la tesi di un Mario autore di una spedizione punitiva mai avvenuta? Quando si trattò invece di istinto di protezione paterna”.










