Ogni anno la Corte dei conti verifica come la Regione Calabria incassa e spende il denaro pubblico, controlla che ogni cifra iscritta a bilancio corrisponda a qualcosa di reale e chiude il lavoro con un’udienza aperta al pubblico. Il 29 luglio i magistrati della Sezione regionale di controllo hanno approvato il rendiconto dell’anno 2025 e letto la relazione che accompagna la decisione.Dentro quel testo, accanto alle grandi cifre della sanità, compare l’elenco di ciò che non torna. Sono anomalie a volte minime, e proprio per questo sintomatiche e semantiche: mostrano quanto tempo occorra, in Calabria, perché un errore venga corretto o un euro raggiunga la sua destinazione. La più piccola di queste stranezze vale novecentosessantanove euro e novantatré centesimi.
Il credito che non esiste e che nessuno cancella
Nel 2018 un ufficio regionale iscrive nei conti un credito da 969,93 euro, cioè una somma che la Regione risulta dover incassare da qualcuno. Il credito non è mai esistito, si tratta di un errore materiale, e da quel momento la cifra resta nei conti esercizio dopo esercizio senza che nessuno la rimuova. I magistrati la individuano ora e chiedono conto mentre la Regione risponde che all’origine c’è «un’asimmetria informativa tra settori», cioè un ufficio che non comunica con l’altro, e assicura di cancellarla alla prima occasione utile.Occorre l’intervento della magistratura contabile perché un errore da novecentosessantanove euro venga corretto sette anni dopo essere stato commesso. Lo stesso meccanismo, applicato alle cifre grandi, produce i numeri che seguono.














