I conti della Regione sono in ordine, ma è sulla sanità che la Corte dei conti accende i fari: liste d’attesa che si allungano, un paziente su dieci che rinuncia alle cure, la fuga verso gli ospedali di altre regioni che costa sempre di più. È il quadro emerso ieri alla Loggia dei Mercanti di Ancona, dove la Sezione regionale di controllo ha parificato il rendiconto generale del 2025 alla presenza del governatore Francesco Acquaroli: equilibri rispettati, nessun nuovo mutuo, debito in calo. "La gestione è complessivamente positiva, rispettosa delle norme di contabilità", ha riconosciuto la procuratrice regionale, Alessandra Pomponio. Ma i nodi stanno nel capitolo che assorbe il 76% della spesa (circa 3,8 miliardi di impegni): la sanità.
Il primo nodo è quello delle liste d’attesa. Il target del 90% di prestazioni ambulatoriali nei tempi massimi è centrato in tutte le classi di priorità (urgente, breve, differibile e programmabile), ma la media nasconde ritardi pesanti su singole prestazioni: per mammografie, colonscopie ed ecografie il rispetto dei tempi scende talvolta sotto il 50%, con punte di oltre 400 giorni. Non regge nemmeno il target sui ricoveri programmati urgenti, fermi al 79%. E in valore assoluto le liste si allungano: le richieste inevase sono passate da 82mila a 110mila in un anno, perché pur essendo stata rafforzata l’offerta di prestazioni ambulatoriali (+5,8%), ciò non è stato sufficiente ad assorbire la domanda, cresciuta di più (+7,5%).









