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Come è accaduto durante la recente campagna elettorale, anche nel Consiglio comunale odierno, chiamato ad approvare il rendiconto della gestione, tornerà al centro del dibattito il grande disavanzo del Comune. È naturale che sia così. Quella vicenda ha segnato profondamente la storia amministrativa della città e continua ancora oggi a rappresentare il principale termine di paragone quando si parla della solidità dei conti pubblici.
Prima di avviare qualsiasi confronto, però, è opportuno porsi una domanda: ha davvero senso comparare il bilancio di oggi con quello di 15 anni fa? La risposta, almeno dal punto di vista tecnico-contabile, richiede qualche riflessione. E la Gazzetta l’ha chiesta a Enzo Cuzzola, esperto di Finanza pubblica e già assessore a Reggio e Messina. «Quando si leggono due bilanci si è portati, istintivamente, a confrontare i numeri. Ma i numeri hanno un significato solo se sono costruiti con le stesse regole. Se cambiano i criteri di rilevazione e di valutazione cambia inevitabilmente anche il significato delle grandezze contabili. E questo – spiega Cuzzola – è esattamente ciò che è accaduto negli ultimi 15 anni. La riforma dell’armonizzazione contabile ha profondamente modificato il sistema di contabilità degli enti locali. Non si è trattato di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un diverso modo di rappresentare la situazione finanziaria di un Comune. Sono stati introdotti nuovi principi contabili, nuovi criteri di prudenza e nuovi accantonamenti obbligatori, destinati a fotografare con maggiore attendibilità la reale capacità finanziaria degli enti. Oggi, ad esempio, un credito non viene più considerato automaticamente una ricchezza. Se esiste il rischio che non venga riscosso, il Comune è obbligato ad accantonare risorse nel Fondo crediti di dubbia esigibilità, riducendo di fatto la quota di avanzo realmente utilizzabile. Lo stesso vale per le anticipazioni di liquidità concesse dallo Stato. Dal 2013 esse trovano una corrispondente rappresentazione nel Fondo anticipazione di liquidità, impedendo che un’anticipazione di cassa possa trasformarsi artificiosamente in maggiore capacità di spesa. Sono regole che 15 anni fa non esistevano».















