Noi italiani siamo famosi per poche cose, ce la cantiamo e ce la suoniamo molto spesso, ma nel mondo poche cose davvero ci caratterizzano. Una di queste è la capacità farsesca di gestire le grandi questioni. In questo senso all'estero pensano soprattutto a come ci siamo presentati e ci siamo poi mossi durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche l’attuale vicenda del ct della Nazionale di calcio maschile non è male per definirci.
Negli ultimi giorni i momenti che hanno saputo richiamare la nostra grande letteratura umoristica non sono mancati, con frasi buttate lì all’Achille Campanile e situazioni sceniche intricate alla Benni. Però l’autore, anzi gli autori che meglio di tutti potrebbero raccontare questi giorni sono i Wu Ming del “Benvenuti a sti frocioni” e spero che prendano la penna per farlo. Cosa è successo? Era successo che si stava facendo tutto per bene, si stava davvero dando una sterzata almeno al mondo della Nazionale. Maldini e Leonardo a organizzare un progetto con due timeline diverse, una per cui venivano richiesti risultati di media entità (un discreto Europeo e una qualificazione ai Mondiali 2030) e un’altra per la costruzione di un intero sistema di scouting e sviluppo del talento nazionabile dentro e fuori dall’Italia della durata di oltre dieci anni.











