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Malagò, Maldini e Leonardo si sono esibiti in un capolavoro di collasso gestionale e comunicativo sulla pelle della Nazionale. Ma al di là delle baruffe sui nomi di Guardiola e Pirlo, il presidente della Figc ha sbaraccato quell'organigramma che aveva voluto per un piano a lungo termine che ricostruisse il nostro calcio dalle fondamenta, azzerando tutto e ripiegando sull'usato sicuro. Per le rivoluzioni se ne riparla al prossimo fallimento
Il piano a lungo termine per rifondare il calcio italiano è durato la bellezza di 16 giorni. Una storia molto italiana, per dirla alla Stanis La Rochelle (per i tre o quattro che non avessero visto Boris, qui un breve ripasso), che per quanto ci si sforzi non riesce nemmeno a far ridere. Così come molto italiano è stato il dibattito che si è sollevato intorno a questa vicenda grottesca, che si è fermato intorno agli impietosi confronti tra Pep Guardiola e Andrea Pirlo, agli “eh ma non erano meglio Conte e Mancini” e via discorrendo.











