La rifondazione del calcio italiano parte dalla Lega Serie A. Nel giorno del primo confronto con i club, Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo mettono sul tavolo un progetto a lungo termine, tra i sei anni dagli Europei da disputare in casa e i dieci per la completa rivoluzione, che punta a riscrivere le linee guida di un movimento malato, un nobile caduto in disgrazia perché non ha saputo evolversi: centralità del nuovo Club Italia, sviluppo dei giovani, formazione di tecnici specializzati, investimenti mirati nei centri federali e un rapporto più stretto tra Federazione e società. Ma, inevitabilmente, è proprio il dossier sul ct a monopolizzare l'attenzione.

"Non c'è fretta", assicura il dt Maldini ammettendo di sentire "grande pressione" per questa "chiamata alle armi". "Aspettiamo la persona che veramente vogliamo", aggiunge. Traduzione: non vogliamo prendere decisioni avventate per poi pentirci di non aver atteso abbastanza il nostro candidato principale. La suggestione Guardiola - definito da Maldini come "uno degli obiettivi" - è sempre viva, soprattutto dopo il blitz a Barcellona per provare a convincerlo, ma i nodi da sciogliere sono diversi. "Per Pep l'aspetto economico non è in alcun modo rilevante", precisa l'ex capitano azzurro sull'ipotesi dei 20 milioni chiesti di ingaggio dal catalano. Maldini non si limita a tracciare l'identikit del nuovo ct, ma ammette di aver contattato anche Carlo Ancelotti, appena confermato sulla panchina del Brasile fino al 2030: "Era giusto partire dai migliori al mondo e verificare la disponibilità generale".