La prima pietra è stata Paolo Maldini. E su quella pietra Giovanni Malagò ha intenzione di rifondare la sua Nazionale e il calcio italiano. Leonardo è diventato il consigliere personale del dt, entrambi legati da un contratto di 4 anni (dicono da 1 milione di euro ciascuno, cifra nettamente superiore allo stipendio percepito da Buffon; ndr) oltre che da una solida amicizia e sintonia sulla visione calcistica delle riforme utili a rimettere in piedi il movimento immalinconito dalle esclusioni dal mondiale. «Sono le due facce di una stessa medaglia» la definizione del neo presidente della Figc.Paolo ha una conoscenza diretta di quel mondo e non solo perché nei suoi anni di direzione dell'area tecnica del Milan si è occupato anche del settore giovanile (Angelo Carbone è stato il suo dirigente designato) ma perché da papà prima di Christian (attualmente procuratore nell'agenzia di Riso) e poi di Daniel (calciatore dell'Atalanta) e ha seguito la trafila di entrambi. La scelta del ct che sarà concordata con Malagò partirà da questa conoscenza dunque. E in particolare, conoscendo la richiesta di autonomia reclamata dall'interessato, non risponderà a nessuna delle pressioni che prima del suo avvento sono state anticipate nel dibattito dai media.Dev'essere per questo motivo che all'improvviso la platea dei papabili ct azzurri si è improvvisamente allargata. E agli scontati profili di Mancini (tra i duenon ci furono rapporti di grande simpatia) e di Conte, che sono liberi e pronti ad assumere l'incarico, si sono aggiunti una suggestione e un paio di sorprese.La suggestione è quella che circola da tempo, suggerita dai giochisti, e cioè Guardiola, inavvicinabile quanto a target di stipendio. Le possibili sorprese registrate sono quelle che portano a Pioli e Pirlo.