di
Daniele Dallera
Il caso di Pirlo in Nazionale è un'occasione persa. Il calcio italiano deve ripartire dalla cura, dalla crescita del talento e dalla scelta di un ct all'altezza
Ha messo una pietra sopra Pirlo. Ci ha messo cinque minuti Giovanni Malagò a capire che il caso sponsor russo, sconosciuto ai consulenti legali della Federcalcio in sonnellino estivo, sarebbe stato grave da tollerare, per giunta un assist prezioso per i suoi nemici. Gli è andata bene, con tutta la fatica che ha fatto per essere eletto presidente Figc, gli mancava solo un ct inconsistente come Andrea Pirlo, una scelta non sua, ma di Paolo Maldini, incomprensibile a tutto il mondo del calcio che ragiona, non è un caso che alleni nella seconda categoria di Dubai.
Ha fatto di tutto per convincere Maldini & Leonardo ad abbandonare l’ostinazione, sentimento lontano dalla logica. Si va verso Conte e Mancini. Comprensibile anche il divorzio da Maldini & Leonardo, loro sì conoscevano le ombre russe dell’amico Pirlo. Malagò a livello dirigenziale è un fuoriclasse, uno che fa la differenza, lo ha dimostrato al Coni e a Milano Cortina, una passeggiata di salute al confronto del calcio, ahilui nemmeno il Coni, ben strutturato nella sua organizzazione.











