di Alessia Calzolari
Il 13 luglio sono entrate in vigore nuove regolamentazioni che controllano l’intero ciclo dell’acqua, dalla sorgente alla tavola: il commento del tecnologo alimentare Giorgio Donegani
Riguardano gli «inquinanti eterni», ma anche i materiali, così come le aree di captazione: sono i nuovi limiti entrati in vigore il 13 luglio 2026 previsti dal recepimento della direttiva europea sull'acqua potabile, che regolamentano la sicurezza dell’acqua del rubinetto. Vuol dire che prima non era sicura ed è stato necessario stringere le maglie normative? Lo abbiamo chiesto al tecnologo alimentare Giorgio Donegani.
Norme che rispecchiano i tempi«L’acqua del rubinetto è sempre stata sicura», chiarisce subito il dottor Donegani. «Sono cambiate la mentalità e la logica. Le nuove norme ora vogliono controllare tutto il processo, non solo l’esito finale, e prevenire eventuali rischi». Fino a poco tempo fa le verifiche venivano eseguite in acquedotto: ci si accertava che l’acqua rispondesse a una quantità molto alta di fattori: «I limiti erano decisamente ristrettivi», continua l’esperto. «Si facevano più di 60 controlli che accertavano la sicurezza microbiologica dell’acqua, ma anche l’assenza di sostanze nocive o tossiche, potenziali elementi cancerogeni o interferenti endocrini. «La legge stabilisce valori massimi consentiti molto più severi rispetto alle soglie che la letteratura scientifica considera potenzialmente sicure». In pratica, i limiti di legge sono fissati con un ampio margine di cautela: se gli studi indicano, per esempio, che una sostanza non comporta rischi per la salute fino a una concentrazione di 500, la normativa può stabilire un limite massimo di appena 50. Significa che il valore consentito è dieci volte più basso della soglia ritenuta sicura dalla scienza, proprio per garantire un elevato livello di protezione della salute pubblica. Parliamo di un ordine di grandezza in meno.










