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14 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:07

Meno della metà dei fiumi italiani (il 43%) ha raggiunto il “buono stato ecologico” richiesto dalla Direttiva Europa Quadro Acque entro il 2027. E altre minacce (Pfas, pesticidi etc) rischiano di minarne ulteriormente la salute chimica. Inoltre, i nostri corsi d’acqua sono ancora vittime di opere idrauliche, a volte inutili e dannose, che li hanno in gran parte canalizzati, riducendone le aree di esondazione naturale e distruggendone la vegetazione sulle sponde. Infine, sono anche frammentati dalle numerose barriere (dighe, traverse, briglie), molte delle quali ormai obsolete, che ne interrompono la continuità, alterando il trasporto di sedimenti al mare e, da ultimo, soffrono dei cambiamenti climatici e delle temperature in aumento che allungano i periodi di scarsità d’acqua scatenando aspri conflitti per le risorse idriche. È questo, in sintesi, il quadro della situazione nella Giornata Internazionale di Azione per i Fiumi, il 14 marzo.

“Intendiamoci, abbiamo regioni dove si è fatto molto sul miglioramento dello stato chimico, soprattutto grazie alla spinta normativa data dalla Direttiva Quadro Acque”, spiega Francesco Comiti, professore di Gestione dei bacini idrografici all’Università di Padova. “Ma siamo ancora di fronte a criticità di tipo idro-morfologico, aggravate dalla sospensione del decreto sul deflusso ecologico (provvedimento normativo che introduce la quantità d’acqua minima necessaria a valle di un prelievo per mantenere l’ecosistema fluviale in buona salute). La sospensione è stata motivata dalla siccità del 2022, ma è paradossalmente ancora vigente”.