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3 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:16
I numeri, purtroppo, parlano chiaro: il 75% delle zone umide presenti sul territorio italiano nei secoli passati è andato perduto a causa di bonifiche, urbanizzazioni e conversioni del territorio agricolo. Ad oggi 61 sono i siti ufficiali (saliranno a 66), anche se le zone umide di piccole e medie dimensioni sono, per fortuna, ben più numerose, anche se non censite. I dati sono stati diffusi dal Wwf a ridosso della Giornata Mondiale delle zone umide, lunedì 2 febbraio.
Quantità, ma anche qualità. Il 40% degli habitat di acqua salmastra o dolce presenta uno stato di conservazione scarso. Tantissimi i fattori di pressione su queste aree, come spiega Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat Wwf Italia: “Alterazioni dei regimi idrologici per opere di regolazione delle acque, drenaggi, prelievi per irrigazione, conversione del suolo per agricoltura o urbanizzazione, inquinamento diffuso da nutrienti agricoli e scarichi urbani, specie aliene invasive, infine il fenomeno del saturnismo, cioè l’accumulo di piombo causato dalla caccia”.






