In vista della Giornata mondiale delle zone umide del 2 febbraio e del 50° anniversario della ratifica italiana della Convenzione di Ramsar, il trattato che tutela a livello globale le aree umide d’importanza internazionale per la biodiversità, Legambiente ha presentato la decima edizione del Rapporto Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide: un’analisi aggiornata che fotografa lo stato di salute, la distribuzione e le principali criticità delle zone umide italiane.
Le zone umide sono ecosistemi spesso poco conosciuti, ma fondamentali: laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini, specchi d’acqua naturali o artificiali sono importanti scrigni di biodiversità e preziosi alleati nella lotta alla crisi climatica in grado d’immagazzinare grandi quantità di carbonio.
L’Italia in Europa: numeri e posizionamento
Secondo il report, elaborato sulla base dei dati ufficiali del portale della Convenzione di Ramsar e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’Italia è quarta in Europa per numero di zone umide di importanza internazionale, a pari merito con la Norvegia.
Meglio dell’Italia fanno solo il Regno Unito, primo con 176 siti, seguito dalla Spagna (76) e dalla Svezia (68). Un risultato che fotografa un patrimonio naturale rilevante ma che, secondo Legambiente, non basta a garantire una reale protezione degli ecosistemi acquatici.








