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Ultimo aggiornamento: 7:02

Accompagnata da una drammatica fotografia del Lago Mead, il più grande lago artificiale degli Usa, è uscita in questi giorni la nuova puntata di Tracking Extinction, il magazine indipendente curato da Elisabetta Corrà, una delle maggiori esperte in Italia di problematiche in tempi di Antropocene e di sesta estinzione (ricordando il drammatico libro di Elizabeth Kolbert). Questa volta il tema è l’acqua e questo il drammatico esordio: “Siamo entrati, ora è ufficiale, in una ‘water bankruptcy’, la bancarotta idrica globale, che segna l’ingresso dell’umanità e della Terra in una nuova era”.

Per decenni l’umanità ha prelevato più acqua di quanta clima e idrologia terrestre ne potessero ripristinare. La disponibilità di acqua dolce sul Pianeta (e quindi il ciclo globale dell’acqua: evaporazione-precipitazioni-stoccaggio di CO2 nei ghiacci perenni) ha cioè superato il punto di non ritorno, la “soglia di sicurezza” del Sistema Terra (safe planetary boundary). Siamo in “water overshoot”.

Ma Elisabetta non è un’allarmista, è una studiosa seria e documentata e se parla di bancarotta del ciclo dell’acqua lo fa perché ci sono studi che sostengono tale tesi. In particolare, questa volta, si tratta di un documento licenziato da un organismo super partes lo United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH), uno dei “bracci accademici” delle Nazioni Unite, creato nel 1996. E forse non è un caso che lo studio venga subito dopo che le Nazioni Unite hanno decretato il 2025 come l’anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai. Quei ghiacciai che si stanno estinguendo al ritmo di circa 800 all’anno, anche se di pochi si celebrano i funerali…