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3 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:02

Famiglie sfollate, strade interrotte, scuole chiuse, ponti crollati, ma anche il timore per i bacini pieni, che non possono più accogliere altra acqua. Cosa accade? Per non creare pericoli e disagi alla popolazione in questi giorni si stanno rilasciando enormi quantitativi di acqua, uno spreco di risorsa, soprattutto in vista dei mesi estivi, quelli più a rischio sul fronte della siccità. Un esempio è quello della diga del Liscione (nella foto), tra il basso Molise e la Capitanata, in Puglia: prima si è partiti con uno scarico di 60 metri cubi al secondo, che in 24 ore sono oltre 5 milioni di metri cubi di acqua andati sprecati, per poi aprire ulteriormente le paratie fino ad arrivare nelle ultime ore a 240 metri cubi al secondo. Insieme alle acque di scolo, però, quell’acqua ha portato all’esondazione del fiume Biferno in più punti. A porre nuovamente l’attenzione sul problema della gestione dell’acqua è l’Osservatorio sulle Risorse Idriche dell’Anbi (Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue), manifestando preoccupazione in vista dell’intensificarsi delle precipitazioni previsto entro il fine settimana, per esempio, in Abruzzo. E chiedendo l’attuazione di un Piano per gli invasi multifunzionali, al centro di un dibattito tra gli addetti ai lavori, la politica, l’ambientalismo e i territori ormai da anni. Perché non c’è accordo. Proprio in queste ore, il sindaco di Carlantino (Foggia), Graziano Coscia ha spiegato che la situazione è critica per la diga di Occhito, a servizio della Capitanata, ma in territorio molisano: “Se dovesse continuare a piovere così per altri due giorni, potrebbe esserci la piena”. Ma proprio a Foggia, il Wwf si è opposto ai nuovi invasi e al progetto Piano dei Limiti.