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10 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:03

La fine della primavera e l’estate incombente aumentano l’ansia per la siccità. Per placarla, che cosa c’è di meglio di un convegno, un simposio, una tavola rotonda sul tema dell’acqua? Eventi stagionali che ogni anno riuniscono in Italia economisti illustri assieme a parecchi politici, qualche imprenditore, svariati divulgatori, gente varia. In altri tempi, avrebbero chiesto una opinione anche a Benedetto Castelli o Evangelista Torricelli, a Paolo Frisi o Leonardo Ximenes, a Domenico Turazza o Francesco Brioschi, a Giulio De Marchi o Girolamo Ippolito (Fig.1). Altri tempi, appunto.

L’acqua è una risorsa limitata e vulnerabile, benché sia essenziale per sostenere la vita sulla Terra, gli ecosistemi, lo sviluppo economico e sociale. Nel corso della storia, l’umanità ha via via introdotto regole per condividerla e usarla, riversarla e sbarazzarsene. La gestione delle acque è sempre stata affrontata attraverso il prisma di paradigmi che riflettevano gli atteggiamenti prevalenti e le pratiche dominanti. Questi paradigmi hanno in qualche modo canonizzato e codificato le strutture mentali con cui affrontare la questione. Lo hanno fatto tramite la comunicazione sociale, il comportamento e i processi interpretativi. E di pari passo con lo sviluppo della scienza, della ingegneria e dell’architettura dell’acqua.