L'Italia è quarta in Europa, a pari merito con la Norvegia, per tutela delle zone umide nella top ten dei paesi con più siti di importanza internazionale inserite nella lista Ramsar, che comprende 2.471 zone per il mantenimento della biodiversità mondiale, per una superficie totale di oltre 255 milioni di ettari.

In Italia ci sono 63 siti fra laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini, specchi d'acqua naturali o artificiali, che sono importanti scrigni di biodiversità, preziosi alleati nella lotta alla crisi climatica, oltre ad immagazzinare grandi quantità di carbonio.

Sono istribuiti in 15 regioni per un totale di 81.091 ettari: Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna hanno più zone umide riconosciute negli ultimi 50 anni. E ci sono tre nuovi siti in attesa di entrare nella lista, tutti in Sicilia.

Sul podio europeo il Regno Unito, primo in classifica con 176 siti Ramsar, poi la Spagna (76) e la Svezia (68). Al quinto posto, dopo Italia e Norvegia, ci sono Paesi Bassi (58), e a seguire Francia (55), Ucraina (50), Filandia (49), Irlanda (45), Danimarca (43).

A fare un punto e a chiedere "maggiore tutela" è Legambiente che, in vista del 2 febbraio, in cui ricorre la Giornata mondiale delle zone umide, e del 50/o anniversario dalla ratifica italiana della convenzione internazionale di Ramsar, oggi diffonde il suo X report dal titolo "Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide", sulla base dei numeri del Ramsar e del ministero dell'Ambiente e Sicurezza Energetica.