Il premier israeliano preme per continuare l'offensiva. Il conflitto entra nel sesto mese
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra nel suo sesto mese senza che nè la pressione militare nè i tentativi diplomatici siano riusciti a mettere la parola fine alle ostilità. Tuttavia, dal presidente statunitense Donald Trump arrivano segnali di un possibile, seppur precario, punto di svolta.
A bordo dell'Air Force One, Trump ha dichiarato ai giornalisti che esiste "una buona possibilità" di raggiungere un accordo con Teheran, lanciando al contempo un chiaro avvertimento: Washington è pronta a riprendere immediatamente i bombardamenti (momentaneamente sospesi nel fine settimana) qualora le trattative dovessero fallire. "Stiamo parlando in questo momento", ha affermato il presidente USA, sostenendo che l'Iran avrebbe chiesto una tregua a causa della durezza degli attacchi americani delle ultime due settimane.
La smentita di Teheran e il ruolo dei mediatori
La ricostruzione della Casa Bianca è stata però smentita da Teheran. Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha negato che il Paese abbia offerto negoziati in cambio dello stop ai raid, precisando che i contatti tra le due nazioni proseguiranno esclusivamente tramite intermediari. A condurre le delicate trattative di mediazione sono in prima linea Qatar e Pakistan, impegnati nel tentativo di ripristinare l'accordo di cessate il fuoco dello scorso 17 giugno.














