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Tregua apparente nel Golfo mentre Trump valuta l'escalation. Martedì l'incontro cruciale con Netanyahu alla Casa Bianca
Quanto durerà lo stop dei raid americani sull'Iran è la grande incognita di queste ore. Dopo 13 giorni di attacchi ininterrotti, da ieri le armi tacciono. Potrebbe essere il preludio a un'offensiva su larga scala, così come il segnale che i negoziati stanno andando avanti. Anche Teheran, nelle ultime due notti, ha sospeso per ritorsione i blitz contro le basi americane nel Golfo Persico.
I dubbi del Pentagono e la linea della Casa Bianca
Se le grandi manovre degli ultimi giorni, con il rafforzamento della presenza militare statunitense nell'area, avevano fatto pensare a un attacco imminente, il New York Times rivela invece che questa opzione sarebbe stata temporaneamente accantonata. I motivi sarebbero molteplici. Innanzi tutto, Donald Trump è stato avvertito venerdì durante un vertice militare — in particolare dal capo di Stato Maggiore Dan Caine — che un coinvolgimento più ampio in Iran diminuirebbe in modo pericoloso le scorte di intercettori Patriot e di altre munizioni a disposizione del Comando Centrale. Secondo la CNN, nella stessa riunione anche il vicepresidente JD Vance avrebbe espresso forti perplessità riguardo a un'escalation. Ogni decisione resta dunque congelata, almeno fino a martedì, quando il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarà accolto alla Casa Bianca.









