Si incontreranno martedì a Washington Donald Trump e Benjamin Netanyahu, per la prima volta dopo la guerra di febbraio con l’Iran, in uno dei momenti più delicati del conflitto. Diciotto giorni dopo la ripresa degli attacchi americani, la guerra appare infatti entrata in una fase di logoramento, senza segnali concreti di una possibile de-escalation. Gli ultimi raid statunitensi, secondo il Comando Centrale americano, hanno colpito infrastrutture di coordinamento delle attività militari iraniane e siti ritenuti funzionali agli attacchi contro la navigazione nello Stretto di Hormuz. Da Teheran i Pasdaran hanno rivendicato raid contro basi americane nel Golfo, definendole una risposta «proporzionata» ai bombardamenti statunitensi.
Da Teheran riferiscono di almeno quattro morti e cinque feriti nei pressi di Ahvaz, nella provincia del Khuzestan, dopo un attacco missilistico. Raid segnalati anche a Bandar Abbas, sul Golfo Persico, e contro un complesso missilistico sotterraneo nell’area di Mehiz. Tra le rappresaglie iraniane, droni hanno preso di mira la base con personale americano all’aeroporto internazionale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, senza provocare vittime.
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