| 29 Luglio 2026 03:01 |
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(Adnkronos) – ”Totalmente sconfitto, vuole un accordo”. Queste le parole che il presidente americano Donald Trump pronunciò il 28 febbraio, giorno in cui Stati Uniti e Israele lanciarono un attacco militare congiunto contro Teheran uccidendo, tra gli altri, la guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei e il capo di Stato Maggiore delle Forze armate Abdolrahim Mousavi. Da allora, sono trascorsi sei mesi e il conflitto non è arrivato a una soluzione, con negoziati in stallo e il rischio di una escalation sempre presente. Le perdite finora sono state ingenti, con una stima di 1.700 civili iraniani uccisi e 18 militari americani morti negli attacchi di rappresaglia iraniani.
– 28 febbraio: nel primo attacco, missili da crociera Tomahawk lanciati da navi da guerra della Marina statunitense hanno ucciso 175 persone in una scuola elementare a Minab, nel sud dell’Iran, la maggior parte delle quali bambini. Inoltre un nuovo tipo di arma americana, denominata Precision Strike Missile, ha colpito un palazzetto dello sport, una scuola e due zone residenziali nel sud dell’Iran, uccidendo 21 persone.
– 1 marzo: secondo giorno di combattimenti. La tv iraniana conferma l’uccisione di Khamenei. L’Iran attacca installazioni militari statunitensi in tutta la regione con missili balistici a medio raggio e droni d’attacco a senso unico. Un drone d’attacco iraniano uccide sei soldati dell’esercito americano in Kuwait. Tre aerei da guerra F-15 dell’aeronautica statunitense vengono abbattuti dalla difesa aerea kuwaitiana in quello che sembra essere un caso di fuoco amico. Tutti i membri dell’equipaggio vengono tratti in salvo.








