Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato negli Stati Uniti per incontrare il presidente statunitense Donald Trump, per la prima volta dalla decisione dei due leader di attaccare in modo congiunto l’Iran. Il conflitto è entrato nel sesto mese. Entrambi devono affrontare le crescenti pressioni sul fronte interno nei rispettivi paesi, soprattutto in vista delle elezioni: Netanyahu è in corsa per la rielezione, mentre Trump è sotto pressione per porre fine a una guerra impopolare verso le elezioni di midterm di novembre. Al centro del bilaterale ci sarebbe anche l’accordo quadro siglato da Stati Uniti e Israele con il Libano. «Abbiamo una piccola divergenza», ha affermato Trump lunedì, alla domanda se lui e il premier israeliano fossero sulla stessa lunghezza d’onda riguardo all’Iran.
Sull’Iran Trump si è perso nel labirinto delle proprie fandonie
Araghchi sente le controparti saudita e omanita sullo Stretto di Hormuz
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto colloqui telefonici separati lunedì sera con i suoi omologhi dell'Arabia Saudita Faisal bin Farhanon e dell'Oman Badr al-Busaidi, per discutere degli ultimi sviluppi nello Stretto di Hormuz e della sicurezza della via navigabile. Secondo l'agenzia di stampa Irna, i due ministri hanno anche scambiato opinioni sugli sviluppi bilaterali e regionali, sottolineando la necessità di rafforzare la cooperazione e intensificare gli sforzi diplomatici congiunti per stabilizzare la regione. I colloqui tra Araghchi e Farhanon sono avvenuti dopo che Riad ha annunciato l'abbattimento di droni appartenenti a gruppi sostenuti dall'Iran in Iraq.













